II — La Storia

Tre dogi Loredan, una sola dimora.

Una residenza veneziana nella campagna trevigiana, dove luce, silenzio e proporzione hanno conservato un equilibrio quasi immutato attraverso sei secoli.

I
XVI sec.

Le radici cinquecentesche: i Trevisan

La storia della proprietà affonda nel XVI secolo, quando i Trevisan — antica famiglia patrizia veneziana — consolidano a Vascon un vasto patrimonio fondiario e una prima residenza dominicale: è il nucleo originario su cui si innesterà la villa attuale. L'eredità di governo, terra e autorevolezza della casata segna l'inizio della storia della villa.

II
1644

Marietta porta la villa ai Loredan

Nel 1644 Marietta Trevisan, unica erede del ramo principale, sposando Zuanne Loredan (1610–1699), gli portò in dote i beni di Vascon. La proprietà passò così al ramo dei Loredan «di San Vio»: una delle casate più prestigiose della Repubblica, legata a tre dogi e destinata a dare il nome alla villa.

III
1501 – 1762

I tre dogi Loredan

I Loredan diedero a Venezia tre dogi: Leonardo Loredan (1501–1521), il doge del Rinascimento veneziano celebrato nel ritratto di Giovanni Bellini; Pietro Loredan (1567–1570), figura di equilibrio politico negli anni della guerra di Cipro; e Francesco Loredan (1752–1762), doge dell'ultimo splendore della Serenissima. La villa porta nel proprio nome questa eredità.

IV
1666 – 1748

Il Cavaliere Antonio Loredan

Il momento decisivo per la villa arriva con il Cavaliere Antonio Loredan (1666–1748), protagonista della vittoriosa difesa di Corfù all'assedio ottomano dell'estate 1716 e figura eminente della vita pubblica veneziana, insignito del titolo di Cavaliere di San Marco. È lui a trasformare la residenza in una dimora di rappresentanza: armoniosa, scenografica, pensata per accogliere ospiti illustri e riflettere il prestigio della famiglia. Grande cultore di musica, è quasi certamente il committente della Juditha Triumphans, l'oratorio sacro-militare composto da Antonio Vivaldi per celebrare la vittoria veneziana sui Turchi.

V
1717 – 1719

La trasformazione barocca

All'indomani del cavalierato, Antonio e il fratello Alvise intrapresero una radicale riqualificazione del complesso, da residenza agricola di tipo tradizionale a dimora di altissima rappresentanza. L'impianto fu reso rigorosamente simmetrico: al corpo padronale furono affiancate due barchesse porticate interamente bugnate, allineate sulla medesima linea di facciata. L'invenzione più sorprendente fu l'apertura della testata anteriore del salone in una loggia tetrastila ionica, sormontata da un classicissimo frontone palladiano — una scenografica connessione tra giardino e salone, di sapore quasi neoclassico ante litteram.

VI
c. 1720

Il salone affrescato

Il cuore della villa è il grande salone a doppia altezza, affrescato intorno al 1720 da Girolamo Brusaferro, Niccolò Bambini e maestri prospettici emiliani. Il ciclo, dedicato all'Eneide e alla storia romana, è considerato uno dei più eclatanti esempi barocchi del Veneto. La verticalità dello spazio, la luce e la ricchezza delle scene creano un ambiente di rara intensità, completato dalle due balconate-orchestre in ferro battuto alle testate che ne facevano anche un eletto auditorium musicale.

VII
1719

L'oratorio della Madonna di Loreto

Consacrato il 24 ottobre 1719 dal vescovo di Treviso Fortunato Morosini, l'oratorio presenta una pianta circolare con presbiterio a triplice abside — un unicum nell'architettura sacra veneta del primo Settecento. La dedicazione lauretana rimanda al voto pubblico fatto dalla Serenissima alla Vergine durante l'assedio di Corfù. La sua posizione, leggermente distaccata dalla villa, crea un dialogo armonioso tra spiritualità, paesaggio e architettura.

VIII
1867 – 1940

L'eredità dei Valier

Nel XIX secolo la villa entra nel patrimonio dei Valier, altra famiglia patrizia veneziana, celebre per il gusto raffinato e il mecenatismo artistico. La presenza dei Valier garantisce continuità, cura e un'evoluzione rispettosa dell'identità originaria della dimora.

IX
dal 1951

La rinascita Perocco di Meduna

Nel secondo dopoguerra la villa viene acquisita dalla famiglia Perocco di Meduna, che avvia un importante restauro conservativo. Il loro intervento restituisce al complesso la sua integrità architettonica e paesaggistica, preservando lo spirito veneziano della dimora e la sua vocazione alla bellezza, alla proporzione e alla riservatezza.

X — Dogi

I tre dogi Loredan.

01
Leonardo Loredan
1501 – 1521
Loredan. Il doge del Rinascimento veneziano, ritratto da Giovanni Bellini.
02
Pietro Loredan
1567 – 1570
Loredan. Figura di equilibrio politico negli anni della guerra di Cipro.
03
Francesco Loredan
1752 – 1762
Loredan. L'ultimo splendore della Serenissima.